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Sintomi delle emorroidi esterne in gravidanza: cosa fare durante il parto

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Il momento del parto si avvicina: stiamo per diventare mamme. Tra non molto conosceremo nostro figlio, ma siamo infastidite dagli sgradevoli sintomi delle emorroidi esterne in gravidanza. Non c’è da preoccuparsi, è normale: soprattutto nel corso del terzo trimestre, l’utero aumenta di volume, per la crescita del feto, e comprime i vasi pelvici, in particolare le vene del plesso rettale in prossimità del canale anale: il flusso di sangue viene ostacolato e i vasi emorroidari si infiammano, dilatandosi e indebolendosi.

Se impareremo a riconoscere i sintomi della patologia emorroidaria, sapremo gestirli con maggiore consapevolezza e serenità, soprattutto durante il travaglio e il parto.

Quali sono i tipici sintomi delle emorroidi esterne in gravidanza?

  • Prurito
  • Bruciore
  • Sensazione di pesantezza e secchezza
  • Intensificazione del dolore anale al momento dell’evacuazione, che può essere accompagnata da perdite ematiche di color rosso vivo.

Come possiamo gestire i sintomi delle emorroidi esterne al momento del travaglio e del parto?

  • Durante il travaglio è consigliabile camminare per la stanza e cambiare spesso posizione, cercando di non rimanere distese sul letto o sedute troppo a lungo per evitare un eccessivo aumento della pressione addominale sul pavimento pelvico che contribuirebbe ad aggravare la sintomatologia emorroidaria.
  • A dilatazione completa del collo dell’utero è preferibile, prima di iniziare a spingere, aspettare che la testa del bambino sia scesa per effetto alle contrazioni uterine, per non incrementare ulteriormente la pressione addominale, che andrebbe a gravare sul pavimento pelvico favorendo l’infiammazione delle emorroidi. Spinte forzate e prolungate possono provocare l’insorgenza di malattia emorroidaria anche in donne che non stanno partorendo!
  • Per non aggravare la dolorosa sintomatologia emorroidaria, ci sono alcune posizioni che dovremmo evitare durante la fase espulsiva. Quali? La posizione accovacciata o semidistesa, poiché le spinte sarebbero troppo energiche e violente in presenza di emorroidi esterne, e la posizione in piedi o sedute sulla poltrona da parto, perché il bacino non sarebbe libero di muoversi, imprimendo una pressione eccessiva sul pavimento pelvico.
  • Durante le ultime fasi è consigliabile posizionarsi carponi o stese sul fianco: in questo modo il movimento del bacino non è ostacolato e non c’è rischio di aumentare la congestione vascolare a livello pelvico.

Il parto è senza dubbio un momento molto delicato e stressante sia fisicamente che psicologicamente: quindi, indipendentemente dalla comparsa della malattia emorroidaria, premuriamoci di seguire un corso di preparazione al parto e di farci assistere da personale qualificato come ostetrica, psicologa, neonatologa. Se il disturbo emorroidario dovesse perdurare anche nel periodo post-partum, chiediamo indicazioni al nostro ginecologo.

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